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Il finlandese Johannes Paavo Nurmi
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Il cecoslovacco Emile
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Lasse Viren, indomita renna delle piste rosse
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RUBRICA
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I
PIU' GRANDI FONDISTI DELL'ATLETICA LEGGERA
Da Nurmi e Zatopek a Viren
Due grandi nomi hanno segnato l'inizio e la metà dell'ultimo secolo.
Il finlandese Johannes Paavo Nurmi e il cecoslovacco Emile
Zatopek.
Mai nessuno come loro era riuscito a dominare la scena dei 5000, 10000 e maratona con quella disarmante supremazia.
Dovettero passare molti lustri prima che la "regina degli sport" trovasse un nuovo re del fondo e del mezzofondo. Parliamo del finlandese
Lasse Viren, indomita renna delle piste rosse che dalle Olimpiadi di
Monaco '72 a quelle di Montreal '76 ci regalò quattro fantastiche cavalcate in grado di stupire il mondo per quegli inaspettati epiloghi.
Ai giochi di Monaco Viren vinse l'oro nei 5000 metri, battendo tutti i più grandi rivali dell'epoca, compreso lo scomparso statunitense,
Steve Prefontaine, per poi bissare il successo nei diecimila in modo veramente rocambolesco: il finnico infatti cadde a terra, ma, al contrario di quello che successe a
Jim Ryun, che per quella scivolata perse l'oro sui 1500, riuscì a rientrare nel gruppo e vincere la medaglia più prestigiosa a ritmo di record del mondo!
Per tre anni, dopo quel trionfo, Viren sparì letteralmente dalla circolazione, facendo anche una brutta figura agli europei di Roma nel 1974, dove il nostro
Cindolo conquistò la medaglia di bronzo sui 10000 metri. Poi, al quarto anno, in vista delle Olimpiadi di
Montreal, il finlandese tornò in auge, al top della sua condizione.
Viren si confermò in Canada vincendo ancora 5 e 10mila, battendo campioni e detentori di record del mondo. Fu fantastico il suo 5000 finale, la sua quarta medaglia d'oro!, quando, disputando una corsa tutta in testa, fu appaiato nei trecento finali dai suoi avversari senza comunque mai mollare la prima posizione.
Non contento, Lasse Viren volle osare ancora: qualche giorno dopo si iscrisse alla partenza della maratona di
Montreal per tentare l'impossibile: vincere anche sulla
distanza dei 42,195 km. Arrivò quinto, battuto dal polacco Waldemar
Cierpinski, che si ripeté quattro anni dopo a Mosca.
Il finnico aveva davvero sfiorato il miracolo, dimostrando di essere uno dei più grandi fondisti di tutti i tempi, anche se più tardi confessò di aver praticato l'autoemotrasfusione, la pratica sul sangue in grado di farlo partire con più globuli rossi nelle vene. Fu il primo atleta ad abbracciare una sorta di doping ora più che mai in auge, purtroppo, non solo nell'atletica leggera.
MAURIZIO
RUGGERI
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