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Articolo su Mario Cipollini

Mario Cipollini Campione del Mondo

Il trionfo di Marino Basso

Marino Basso incredulo all'arrivo

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I momenti finali dell'incredibile corsa


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Gap 1972 L'INCREDIBILE VITTORIA DI MARINO BASSO
30 anni prima di Cipollini, un re italiano alla corte di Francia

Due occhi spiritati che fissano un punto all'infinito. Due braccia che lasciano il manubrio per aggrapparsi al cielo. Due ruote che superano la linea del traguardo. Potrebbe essere Mario Cipollini, ma il fotogramma è in bianco e nero. E' un attimo. Fissa l'espressione di chi taglia il traguardo e s'illumina di sorpresa per quello che è accaduto. 
Siamo a Gap, Savoia francese, nel 1972. E' il campionato del mondo di ciclismo su strada dei professionisti. Il corridore primo sulla linea è Marino Basso, dietro di lui, l'espressione incredula di Franco "cuore matto" Bitossi. Dopo 30 anni, un altro sprinter ed un'altra maglia azzurra che diventa iridata; gli stessi colori, ma un diverso lavoro di squadra. Li a Gap, su un percorso che non favoriva gli arrivi in volata, ad essere favorito era Eddy Merckx, il ciclista che non lasciava niente a nessuno. Il cannibale - così lo chiamavano - è ancora sui pedali in posizione raccolta sul sellino. Sta ancora spingendo nella volata, lanciata lunghissima, proprio alla fine della leggera salita che apriva il rettilineo finale.
La storia di quel mondiale è tutta negli ultimi due chilometri. Il gruppetto dei più forti è davanti agli altri. "E' inutile che scatti, perché ti vengo a prendere fino in Belgio", dice Basso a Merckx al termine dell'ultimo tentativo di fuga. Bitossi che furbamente si mette in mezzo ai duellanti e se ne va come una palla di cannone. 
Il francese Guimard, un altro dei favoriti, appena reduce da un attacco, sta ancora riprendendo fiato. E Bitossi va via. Il buco diventa una voragine, con Merckx che sceglie di non tirare il gruppetto che insegue il fuggitivo. La maglia azzurra è ad una manciata di metri dal traguardo. Il mondiale sembra finito. Merckx affianca Basso e gli sibila, "sono contento, ha vinto Bitossi". Poi Guimard che chiede aiuto a Zoetemelk e Basso che collabora a ricucire la fuga solitaria del suo compagno di nazionale. Dopo l'ultimo strappo, l'ultimo chilometro: un lungo rettilineo in fondo al quale c'è il traguardo. 
Quando Bitossi sembra ormai imprendibile, anche Mercks torna a spingere e a trascinare il gruppetto che si allunga. Un accelerazione che è come un colpo di frusta. Tutti spingono quasi a rompere la catena. Li' davanti, ad uno sguardo dal traguardo, c'è Bitossi che si pianta sui pedali e quasi sembra che la cosa non lo riguardi. Marino Basso finge di passarlo a destra, poi scatta a sinistra e supera la maglia azzurra destinata a non dipingersi dei colori del mondo. Bitossi che si rialza ad un metro dalla linea, Guimard che lo scarta a destra per evitarlo, Merckx che lo affianca dall'altra parte. 
Davanti a tutti ci sono due occhi spiritati che fissano un punto all'infinito. Due braccia che lasciano il manubrio per aggrapparsi al cielo. Due ruote che superano la linea del traguardo. E' l'italiano Marino Basso che vince il mondiale di ciclismo a Gap, in terra di Francia, 30 anni prima di un altro velocista trentacinquenne.

ROBERTO IACOPINI

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